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A proposito della nube tossica internettiana…

mercoledì, marzo 31st, 2010

Make IT Green” è l’ultimo rapporto di Greenpeace che prende di mira le emissioni nocive per l’ambiente generate dal funzionamento dei server dedicati alle operazioni di stoccaggio su Internet. Sono certo che qualcuno, tra i lettori di questo Blog, potrebbe pensare ad uno scherzo, visto e considerato che domani è il giorno del fantomatico “Pesce d’Aprile”.

In effetti la questione sollevata dagli ambientalisti non è assolutamente campata in aria, considerando che oggi la sempre più capillare copertura della banda larga, sta di fatto gradualmente spingendo  gli utenti ad abbandonare la consuetudine di salvare tutti i dati sul proprio Hard Disk, per destinarli invece ai server messi a disposizione dalla Rete. A questo proposito Greenpeace lancia l’allarme “cloud computing”: si tratta di una sorta di nube di informazioni digitali che causerebbe un innalzamento delle emissioni con effetto inquinante su scala planetaria.

Insomma la consuetudine, ormai diffusa, di salvare i propri dati sui server dei colossi internettiani non aiuta la lotta al cambiamento climatico. Da rilevare, comunque, che sotto accusa sarebbero anche gli smartphones e i tablets come l’Ipad, che avrebbero aumentato a dismisura il traffico in Rete e quindi l’accumulo d’informazioni. Sempre stando alla denuncia di Greenpeace, i server incriminati verrebbero alimentati principalmente a carbone, come nel caso di quelli di Facebook. Il colosso dei social-network è accusato di aver realizzato un gigantesco “data center” a Prineville, nell’Oregon (Usa), per il quale l’azienda di Mark Zuckerberg ha optato per l’economico, abbondante, ma altamente inquinante minerale. Le cifre diffuse da Greenpeace e rilevate da una ricerca condotta nei mesi scorsi dall’Agenzia di Protezione Ambientale degli Stati Uniti sono preoccupanti: il consumo delle apparecchiature, tra server e telecomunicazioni, dedicate a operazioni di cloud computing è cresciuto dal 2007 ad oggi del 300% circa, arrivando a generare consumi superiori a quelli di Francia, Germania, Canada e Brasile messi insieme.

Gli ambientalisti naturalmente vorrebbero che i gestori di questi “mega-server” utilizzassero il 100 per cento di energia rinnovabile. Ma questo sarà davvero possibile? Avrete sicuramente intuito, leggendo questo Blog, che il mondo missionario ha un profondo rispetto per le nuove tecnologie, ma come insegna il magistero Sociale della Chiesa vi è anche grande attenzione alla questione ambientale che esige, per essere realizzata, una decisa volontà politica riaffermando il primato della persona umana e del creato sul mercato. Una cosa è certa: se abbiamo l’abitudine di salvare tutto “on line”, cerchiamo di fare la nostra parte evitando che la nube internettiana acuisca le sofferenze del nostro pianeta.  D’altro canto non bisogna dimenticare che con una semplice transazione on line si può evitare uno spostamento “fisico” che comporterebbe un dispendio energetico sicuramente superiore e la soluzione sembra essere nel “Green Computing”, una informatica ecologicamente sostenibile. Computer a risparmio energetico, componenti più efficienti, sistemi operativi che abbiamo un consumo energetico proporzionato alle esigenze, costruzione degli chassis con materiali riciclati ed infine la cosa più importante: un uso intelligente, che eviti ad esempio di stampare decine di fogli che poi finiscono nel cestino, spegnere il PC quando non serve, evitare di sostituire il palmare od il portatile solo “per moda” alla ricerca di prestazioni che poi rimangono inutilizzate.

Se vi interessa saperne di più sulle posizioni di Greenpeace, date un’occhiata qui: http://www.greenpeace.org/international/press/reports/make-it-green-cloud-computing.