Ieri sera ho avuto una lunga conversazione con il Professor Sergio Pillon sul Digital Divide, prendendo lo spunto dal precedente Post intitolato Africa: Internet un’ “arma di istruzione di massa”, sull’uso di Internet da parte dei missionari, con particolare riferimento alla Rete nel vastissimo continente africano. Il quesito di fondo che ho posto a Pillon, cybernauta di lungo corso, è se esista un modo semplice per visualizzare il Digital Divide a livello planetario. Ecco i passaggi salienti della nostra conversazione, corredata da alcune tabelle originali, sviluppate da Pillon davvero interessanti. In fondo all’intervista il link per poter scaricare il lavoro originale e analizzare i dati a vostro piacimento.
P. Giulio: “Come è possibile ‘sorvegliare’ su scala mondiale l’andamento del ‘Digital Divide’, trattandosi di un fenomeno complesso e in continuo divenire?”
Pillon: “Da ricercatore sono sempre attratto dai ‘numeri’, che proprio nel caso di Internet vanno valutati con grande cautela. Molto spesso le cifre che si leggono sui giornali fanno sorridere se si valuta il fenomeno dall’interno, stando cioè nella posizione di chi conosce, almeno in massima parte, i meccanismi del sistema Internet”.
P. Giulio: “Cosa vuoi dire con questo? Che le percentuali pubblicate dai giornali sono sbagliate?”
Pillon: “Assolutamente nò! Il discorso è un altro; provo a spiegarmi meglio. Un parametro facile da rilevare è il numero di ‘host’, cioè il numero dei server presenti sulla Rete. Questi sono ‘i luoghi possibili’ da raggiungere; ma si tratta di un rilevamento assolutamente inutile per il nostro scopo. Infatti, volendo trovare una metafora, non conta tanto l’elenco dei supermercati presenti in una città, ma la misurazione del numero dei clienti che li visitano.
P. Giulio: “E allora? Se il numero degli host non è così indicativo, cosa possiamo fare per avere davvero un’idea reale e non confusa del Digital Divide?”
Pillon: “Ho pensato di attingere a una fonte di dati facile da trovare in Rete, aggiornata e accessibile a tutti i comuni mortali: il libro dei fatti della ‘Central Intelligence Agency’ statunitense, meglio conosciuta con l’acronimo ‘ CIA’, che contiene dati aggiornati sia sulla popolazione mondiale come anche sugli utenti connessi ad Internet. Quest’ ultimo dato è ovviamente il più difficile da rilevare. Non tutte le nazioni usano modalità analoghe di rilevazione: c’è chi registra chi si è collegato alla Rete anche una sola volta nell’anno e chi invece valuta solo coloro che lo fanno periodicamente. Inoltre sono spesso dati estrapolati per cui ho considerato solo i primi 100 Paesi al mondo per numero di abitanti (per la precisione 104, per una comodità statistica). C’è da considerare comunque che gli enti ‘pubblici’, le istituzioni e altre organizzazioni hanno un volume maggiore di traffico, collegandosi più frequentemente ad Internet per cui è difficile valutare ‘nel dettaglio’. Comunque, dal mio punto di vista, a livello di grandi nazioni e di continenti, i dati sono congrui ed interessanti. Ho messo questi dati in un foglio elettronico, in una tabella con nome della nazione, popolazione, utenti internet, continente, calcolando poi la percentuale di utenti Internet sulla popolazione totale (dal sito della Cia i dati possono essere scaricati anche in formato testo, adatto all’importazione nei fogli elettronici) sviluppato alcuni grafici e modalità di rappresentazione”.
P. Giulio: “Devo dire che è un’idea geniale! Ed è curioso, il Digital Divide è presente all’interno delle stesse nazioni…”
Pillon: “E sì, ad esempio abbiamo Paesi in cui il oltre il 90% della popolazione usa la Rete (in verde) e nazioni con lo 0,08% ( in rosso). Da notare che l’Italia con il 45% è ben al di sotto della media europea, paesi dell’Est compresi, che hanno invece una percentuale di accesso del 62%. Infine raggruppando i dati di cui sopra abbiamo il Digital Divide dei continenti, dall’8% dell’Africa al 71% dell’Australia-Nuova Zelanda”.
P. Giulio: “In tutto questo ragionamento conta comunque il dato percentuale rispetto alla popolazione di ogni continente?”
Pillon: “Esatto. In Asia ad esempio, abita il 50% degli utenti della Rete (che però sono solo il 19% della popolazione del continente), il restante 50% è quasi tutto di Europa e Nord America (38%), con l’Africa all’4% e Sud America all’8%. Anche se ancora pochi in percentuale sulla popolazione l’Asia è ‘il serbatoio’ della Rete!”
P. Giulio: “Volendo allora tentare di tirare una conclusione che vada al di là dei soliti luoghi comuni cosa possiamo dire?”
Pillon: Ho pensato di realizzare attraverso Excel la tabella che tu e i lettori di questo Blog potete vedere: può essere ordinata utilizzando le frecce nell’intestazione a vostro piacimento, per fare in modo che possiate fare le valutazioni che preferite, anche creando nuove letture e nuovi approfondimenti.
Ecco che allora il Digital Divide si rivela in tutta la sua complessità! Nelle prime 100 nazioni del mondo solo il 25% della popolazione ha l’accesso ad Internet! Il continente più “povero” dal punto di vista della Rete è quello africano. Un problema ma anche una grande opportunità per fare un balzo in avanti cambiando la strategia: Internet può essere, come ha detto Negroponte, la vera “arma di istruzione di massa” e di sostegno della futura crescita economica africana!











