aNobi, utile per la cultura missionaria

La missione digitale ha una chiara matrice culturale. È per questa ragione che un portale come aNobi – per chi non lo sapesse si tratta di una sorta di libreria condivisa in Rete – non deve assolutamente lasciarci indifferenti. Anzitutto perché è estremamente pratico: infatti mediante l’inserimento del codice ISBN del libro che stiamo cercando, il servizio trova copertina e informazioni istantaneamente, a parte naturalmente la classica ricerca attraverso il titolo. Consente inoltre di comunicare quali libri si stanno leggendo, quali si sono letti in passato e quali si ha intenzione di leggere prossimamente. Il tutto arricchito con le tradizionali funzioni Web 2.0 che rendono il servizio a dir poco accattivante, dando per esempio la possibilità di votare i libri, aggiungere un commento personale o la data di inizio e fine di lettura di uno scritto, per non parlare del classico Widget da inserire nel proprio blog, o della possibilità di rintracciare le pubblicazioni che potrebbero suscitare l’interesse personale in base a quelli letti. Addirittura è possibile intercettare persone con i propri stessi gusti, magari aggiungendoli alla lista degli amici. Il servizio è inoltre dotato di interessanti statistiche che informano sul numero di pagine lette in un anno e offre anche la possibilità di creare gruppi di utenti accomunati da una stessa passione.

Giovanni Paolo II, rivolgendosi alle Chiese d’Africa scriveva che: “Una fede che non diventa cultura, è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata e non fedelmente vissuta” (Ecclesia in Africa 78) e aNobi, da questo punto di vista, è uno strumento eccezionale. Credo sia questa la ragione per cui  “La Civiltà Cattolica” si è espressa favorevole nei confronti di questo social network dei libri, giudicato positivo anche per l’evangelizzazione e la diffusione della lettura della Bibbia. Con un articolo di padre Antonio Spadaro , critico letterario della rivista della Compagnia di Gesù, il nuovo numero del periodico mette in risalto gli aspetti positivi di aNobi dove ad apparire nei profili sono non i volti delle persone ma le copertine dei libri. Descrivendo pure altri sistemi simili, tra i quali LibraryThing, la rivista dei gesuiti esamina i vantaggi e le opportunità per singoli lettori e per gruppi di lettura, anche in un contesto pastorale ed ecclesiale.  Personalmente condivido nel complesso il pensiero di padre Spadaro e trovo in particolare pertinente la sua riflessione quando scrive che attraverso aNobi “è possibile creare il profilo di una biblioteca parrocchiale che sviluppa un gruppo di lettura, come si può creare un gruppo di lettura della Bibbia. In fondo l’accentuazione sociale della Rete nei suoi sviluppi più virtuosi tende a tradursi in comunitaria’”. Lo stesso ragionamento, a pensarci bene, è estendibile a temi specifici inerenti l’evangelizzazione, quali l’annuncio e la testimonianza di Cristo, il dialogo, la pace, la giustizia, la solidarietà, il rispetto del creato, l’inculturazione… Insomma un modo intelligente per essere in Rete!

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