Oggi ho partecipato ad un incontro con un gruppo di genitori, alcuni dei quali hanno vissuto diversi anni in Africa come missionari laici. Abbiamo parlato assieme di Internet e uno di loro mi ha confessato che è molto preoccupato perché i suoi due figli stanno sempre inchiodati di fronte al computer per navigare nella Rete.
Non è un mistero che la Rete nel suo complesso possa far perdere una quantità smisurata di tempo e addirittura trasformarsi in una vera e propria droga. E allora, cari amici, dovremmo rifiutare l’utilizzo di questa tecnologia? D’accordo che controllare la posta elettronica tutti i giorni può trasformarsi in una sorta di schiavitù perché la gente si aspetta che rispondiamo subito alle e-mail. Capisco che la navigazione nella “blogosfera” potrebbe distrarci da quello che dovremmo fare, ma tutto questo non deve spaventarci. Quando un bambino attraversa la strada i genitori dovrebbero avergli insegnato che bisogna passare sulle strisce, a significare che un codice di condotta serve sempre e comunque.
Detto questo, guardiamo anche all’altra faccia della medaglia, al fatto cioè che proprio attraverso la Rete possiamo avere accesso ad un numero infinito di servizi per i quali, nel passato, avremmo perso davvero un mucchio di tempo. Ma ciò che trovo davvero avvincente è il fatto che la Rete possa stimolarci ad uscire da una visione ristretta della realtà costituendo un’opportunità per un cambiamento intellettuale e civile. D’accordo in Rete, c’è di tutto, “grano buono” e “zizzania”; l’abbiamo già detto e ridetto in questi giorni su questo blog, ed è per questo che la dimensione educativa è fondamentale.
Sta di fatto che Internet ormai è entrato a far parte della nostra esistenza e dunque sarebbe un gravissimo errore ignorarlo. Qualcuno ha scritto che di questo passo l’uso della Rete cambierà il nostro cervello a livello neuronale, cognitivo ed emotivo. http://www.internazionale.it/home/?p=14192 Su questo tema, è bene rammentarlo, la comunità scientifica è divisa. Una quota consistente di ricercatori ritiene che sia troppo presto per esprimere dei giudizi, non foss’altro perché la prima generazione che ha subito l’effetto del digitale ora sta entrando nell’età adulta e non ci sono ancora abbastanza studi scientifici che dimostrino l’entità di questi cambiamenti. Una cosa comunque è certa: Internet fa crescere l’interdipendenza tra i cervelli, costringendoci a leggere, vedere e constatare che il mondo reale è più grande delle nostre semplificazioni. Inoltre, possiamo anche scrivere e confrontarci, proprio come io sto facendo adesso attraverso questo blog. Un’operazione che un tempo sarebbe stata possibile solo sborsando una valanga di quattrini per acquistare uno spazio sui giornali.
Insomma, con la Rete siamo comunque sempre protesi su un mondo molto più grande di noi, uno straordinario antidoto contro ogni forma di provincialismo. E questo non è poco per noi missionari!
Tags: blogosfera, Internet, missionari, Rete
L’alfabetizzazione informatica e le decine di ore che passiamo tutti i giorni davanti al computer stanno cambiando decisamente la nostra vita. Proprio come è successo con l’avvento della televisione negli anni 50. mi pare allora importante che la chiesa che è maestra di vita, attraverso il suo magistero, ci aiuti a fare di questetecnologie un retto uso.
In questi anni il Magistero Papale ha espresso grande apprezzamento nei confronti della Rete, offrendo naturalmente delle precise indicazioni pastorali. Internet rappresenta per Benedetto XVI una «grande opportunità» per la Chiesa e la sua missione evangelizzatrice, anche per promuovere, attraverso la vastissima galassia dei siti cattolici come sui social network, «una cultura di rispetto per la dignità e il valore della persona umana» . Queste considerazioni sono state espresesse dal Papa nel messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che quest’anno ha per tema «Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola». Benedetto XVI ha sottolineato che «tuttavia, la diffusa multimedialità e la variegata tastiera di funzioni della medesima comunicazione possono comportare il rischio di un’utilizzazione dettata principalmente dalla mera esigenza di rendersi presente, e di considerare erroneamente il web solo come uno spazio da occupare». Il Papa ha poi ricordato ai sacerdoti che a loro «è richiesta la capacità di essere presenti nel mondo digitale nella costante fedeltà al messaggio evangelico, per esercitare il proprio ruolo di animatori di comunità che si esprimono ormai, sempre più spesso, attraverso le tante vocì scaturite dal mondo digitale, e annunciare il Vangelo avvalendosi, accanto agli strumenti tradizionali, dell’apporto di quella nuova generazione di audiovisivi (foto, video, animazioni, blog, siti web), che rappresentano inedite occasioni di dialogo e utili mezzi anche per l’evangelizzazione e la catechesi». «Attraverso i moderni mezzi di comunicazione, il sacerdote – spiega Papa Ratzinger – potrà far conoscere la vita della Chiesa e aiutare gli uomini di oggi a scoprire il volto di Cristo, coniugando l’uso opportuno e competente di tali strumenti, acquisito anche nel periodo di formazione, con una solida preparazione teologica e una spiccata spiritualità sacerdotale, alimentata dal continuo colloquio con il Signore». «Più che la mano dell’operatore dei media – però – il presbitero nell’impatto con il mondo digitale deve far trasparire il suo cuore di consacrato, per dare un’anima non solo al proprio impegno pastorale, ma anche all’ininterrotto flusso comunicativo della rete». Per il Papa, inoltre una pastorale nel mondo digitale è chiamata a tener conto anche di quanti non credono, sono sfiduciati ed hanno nel cuore desideri di assoluto e di verità non caduche, dal momento che i nuovi mezzi consentono di entrare in contatto con credenti di ogni religione, con non credenti e persone di ogni cultura”.
Secondo Benedetto XVI, «è forse possibile ipotizzare che il web possa fare spazio – come il «cortile dei gentili» del Tempio di Gerusalemme, da lui evocato nel discorso del 22 dicembre alla Curia Romana- anche a coloro per i quali Dio è ancora uno sconosciuto».
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